E’ stato il vento il mio primo
approccio cosciente, con il mondo che mi circonda. Ero una bimbetta di pochi
anni, ricordo il terrazzo di mia nonna, sul quale stendeva le lenzuola al sole,
ne ricordo ancora il calore, ed ho ancora nitida l’immagine di me che mi nascondo
tra quelle lenzuola, tirate dal vento come vele.
Ancora oggi è il vento che mi
inquieta e mi rende cosciente a volte
con la sua irruenza di maestrale, a volte con la sua dolcezza di brezza
mattutina, che siamo ospiti su questa terra.
La nostra Casa Terra, diventa sempre più povera. Continuiamo a
perdere le nostre risorse più importanti, consumatori ignoranti di quanto
crediamo inesauribile.
Non servirà citare statistiche o
specie in estinzione, questi dati ci vengono propinati a scadenza annuale da
trasmissioni specializzate e li assorbiamo come se fossero il fastidioso
tentativo di un venditore di pentole di venderci il suo prodotto. Credo sia più
chiara per tutti la semplice affermazione, che se continuiamo con questo stile
di vita, la nostra Casa cadrà a pezzi entro la fine di questo secolo.
La nostra specie, sarà estinta, i
nostri figli, vedranno morire i nostri nipoti.
La nostra educazione, ha un
immenso deficit, non siamo avvezzi al rispetto. Siamo educati all’onnipotenza,
a credere che tutto ci sia dovuto, a credere che tutto sia stato creato a
nostro uso e consumo.
Non c’è nulla di più errato.
Siamo una componente, a volte superflua, di un ecosistema, che non ha bisogno
di manipolazioni per essere assolutamente meraviglioso.
Dovremmo ad esso e a noi stessi,
il tentativo di concepire un modus vivendi, che sia integrato con la Casa che
ci ospita, e mettere fine in modo definitivo a tutti quegli atteggiamenti
irrispettosi che mettono a rischio tutti noi e la Terra che ci ospita.
Facciamo parte di un tutto, non
siamo al vertice di una piramide, dovremmo tornare ad imparare a chiedere alla
nostra Terra, solo ciò che ci serve per vivere.
Nascemmo 50.000 anni fa come
esseri nomadi, che prendevano solo ciò
che gli serviva. Abbiamo cominciato a sfruttare
la nostra Casa Terra da soli 10.000 anni, quando cominciammo ad essere
stanziali.
Ci siamo auto reclusi in case
sempre più chiuse che ci impediscono il contatto con l’esterno. Ci muoviamo in
scatole di metallo e attraverso un finestrino, osserviamo le immagini che
corrono veloci di un mondo che percepiamo sempre più come una scenografia ad uso
e consumo di noi poveri teatranti. Ma il “nostro animo è nomade” come ebbe a
dire Bruce Chatwin, ed è da qui che nascono molte delle nostre inquietudini,
molti dei nostri malesseri.
Oggi festeggiamo la Terra,
parliamo in tutto il mondo dei suoi dolori, proponendo delle cure. Si muovono
nazioni, personaggi pubblici, capi di stato. Tutti noi, nel nostro piccolo,
potremmo fare una cosa immensa, provvedere nel nostro futuro quotidiano alla
cura di ciò che ci circonda, non delegando. Chiarendoci il perché di:
trivellazioni nei nostri mari, veleni nei nostri fiumi, discariche abusive sui
nostri terreni, immondizia sulle nostre strade.
Non ci staremo prendendo cura di
qualcosa che è altro rispetto a noi, ma ci staremo occupando di noi stessi.
Antonia Schiavarelli

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